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Jen Gale

Fare, riparare e riutilizzare

         

Jen Gale Portare con sé un bambino in un negozio può improvvisamente farci diventare molto più consapevoli di tutte le "cose" che ci circondano. E del nostro bisogno o desiderio apparentemente insaziabile di avere sempre "cose" nuove. Almeno, per me è stato così. Sarebbe facile dire che tutti i bambini ci assillano per avere qualcosa, ma quando mi sono fermata a riflettere ho capito che mi stavo comportando quasi come una bambina di tre anni (solo con un po' di capricci in meno…). Ero costantemente alla ricerca di un altro oggetto scintillante e nuovo di zecca. E quando lo ottenevo, ci giocavo (lo indossavo, lo usavo, lo guardavo e così via) per un po', dopodiché mi lasciavo distrarre dal successivo oggetto scintillante e mi dimenticavo completamente di quello precedente.
Così, partendo da quella che all'inizio era un po' una sfida privata per la nostra famiglia, iniziata semplicemente per vedere se ci saremmo riusciti, abbiamo intrapreso quello che abbiamo chiamato il nostro Anno senza acquistare cose nuove. Ho aperto un blog intitolato My Make Do and Mend Year (Il mio anno del riparare e del riutilizzare), dove ho descritto le sfide, i trionfi e le cose che abbiamo imparato lungo questo percorso. Abbiamo stabilito alcune regole di base, che consideravamo adatte a noi: i prodotti nuovi che potevamo comprare erano gli alimenti, gli articoli per l'igiene, i farmaci, la biancheria intima e le scarpe per i bambini. Tutto il resto avremmo dovuto comprarlo di seconda mano.
Quindi abbiano iniziato a realizzare da soli i regali di compleanno e quelli di Natale, e persino un albero di Natale fatto con le scatole vuote delle uova… Ci siamo arrangiati con cose che non erano perfette o che erano state inizialmente realizzate per altri usi. E abbiamo iniziato a riparare le cose. Ho imparato a rammendare i calzini e ho rattoppato tanti paia di jeans da aver perso il numero esatto. Abbiamo anche scoperto tutti i diversi tipi di "punti vendita": bancarelle di beneficenza, mercatini dell'usato, fiere dell'usato, case d'aste, siti online come Freegle e Freecycle, mercatini delle pulci e le classiche vendite di beneficenza.
È stata un'esperienza magnifica. Sarebbe un luogo comune dire che tutto questo ci ha cambiato la vita ma in realtà ha davvero cambiato le nostre vite. E ha cambiato il nostro atteggiamento nei confronti dello shopping. L'anno che era iniziato come una sfida personale, solo per vedere se ci saremmo riusciti, si è trasformato in qualcosa di molto più grande. Mi ha fatto fermare e pensare alle cose che stavamo comprando, a ciò che si utilizza per produrle, a chi le realizza, alla loro origine, a come sono arrivate qui e a cosa accade agli oggetti che compriamo quando non li vogliamo più o non ne abbiamo più bisogno.
Il nostro Anno senza acquistare cose nuove mi ha costretto a pensare a tutti questi aspetti. Mi ha costretto a fermarmi per davvero e a riflettere su quello che stavo comprando, sull'impatto che le mie scelte avevano sul mondo che mi circonda. Non sto dicendo che dovremmo tutti smettere di comprare cose nuove. Vorrei solo dire che, forse, tutti dovremmo cercare di fare acquisti in modo più consapevole. Dovremmo pensare un po' di più all'impatto che le nostre scelte avranno. Rielaborando una frase di Jane Goodall: Ogni nostro acquisto fa la differenza e dobbiamo decidere che differenza vogliamo fare.

Jen Gale
mymakedoandmendyear.wordpress.com